Valutazione neuropsicologica

Prima di eseguire l’esame di Risonanza Magnetica Funzionale il paziente effettua una valutazione neuropsicologica, ovvero una valutazione sullo status cognitivo ed emotivo attraverso l’uso di test standardizzati. Lo scopo è ottenere un quadro di funzionamento cognitivo del paziente: lesioni cerebrali possono a volte alterare la sfera cognitiva o emotiva. Inoltre, la funzione è di individuare quali sono i compiti di risonanza magnetica funzionale più adatti. Infatti, è essenziale sapere se un paziente ha delle difficoltà a svolgere un compito che verrà proposto durante l’esame di risonanza magnetica funzionale, o meno. Questo perché l’informazione data dalla risonanza, che mostra quali aree si attivano, va corredata con l’informazione di quanto funzionano queste aree, ovvero se il paziente che svolge il compito lo fa correttamente, o produce errori. Inoltre la valutazione neuropsicologica serve per raccogliere informazioni nel caso il Neurochirurgo decida assieme al paziente di eseguire l’intervento in awake surgey. Inoltre la valutazione è molto importante, in quanto serve per avere un profilo cognitivo di baseline che servirà da condizione di confronto, durante la chirurgia (in caso di awake surgery), nel guidare il Testing Neuropsicologico in Tempo Reale che avviene durante la resezione, e nel post-chirurgia. Serve inoltre per monitorare il recupero funzionale dopo l’intervento per valutare le potenzialità di plasticità e adattamento delle strutture corticali e sottocorticali.
Sono informazioni di massimo interesse quelle che riguardano la storia clinica e psicologica, sull’attività lavorativa, sulle difficoltà cognitive o emotive o di competenze sociali che il paziente riferisce. Si misura la dominanza manuale, che è un dato molto rilevante, in quanto si sa che nella maggior parte delle persone, il linguaggio è lateralizzato nell’emisfero sinistro, mentre nei mancini può (in una percentuale pari al 30% delle persone) essere lateralizzato nell’emisfero destro. Infine si verifica il suo livello di collaborazione del paziente, lo status ansiogeno o depressivo, e la potenziale abilità di eseguire l’intervento in awake surgery. In generale la valutazione mette in risalto le abilità residue intatte del paziente.

Cosa si valuta?

Dopo un’attenta analisi della letteratura sia sperimentale che clinica (Denes e Pizzamiglio, 1995; Grossi e Trojano, 2002; Ladavas e Berti, 2002; Lezak, 1995; McCarthy e Warrington; Shallice 1988), abbiamo scelto una serie di prove molto sensibili al danno cognitivo e abbiamo costruito diversi protocolli di valutazione neuropsicologica suddivisi sulla base delle aree anatomiche. Questo perché il tipo di alterazione neuropsicologica, se presente, dipende dalla localizzazione della lesione: varia se la lesione è localizzata nell’emisfero sinistro o nell’emisfero destro, e dipende dall’area interessata. La prestazione viene sempre valutata in termini quantitativi, cioè viene assegnato un punteggio ad ogni test svolto, in base al confronto con la prestazione di un gruppo di soggetti sani di pari età e scolarità, e in termini qualitativi, osservando errori e modalità di svolgimento del test.
Ad esempio, la valutazione cognitiva per lesioni che interessano l’emisfero sinistro, include dei test che misurano lo status delle funzioni linguistiche, come ad esempio dell’elaborazione fonologica, lessicale, semantica e sintattica, usando compiti di denominazione, comprensione, ripetizione di parole e non-parole, lettura di parole e non-parole, scrittura di parole e non-parole, decisione lessicale, discriminazione fonologica, comprensione di frasi, e fluenza verbale.
Indipendentemente da sede lesionale, si valuta la capacità di ragionamento logico e delle abilità analitiche non verbali. Inoltre, per casi specifici, si può ritenere necessario di dover escludere che le difficoltà cognitive del paziente possano dipendere da un generale deterioramento cognitivo o da disorientamento.
La valutazione delle risorse attentive permette di capire se il paziente è fortemente distraibile, se ha la capacità di inibire le informazioni irrilevanti, se è abile nel dividere l'attenzione su più fonti di stimolazione. In sedi lesionali specifiche si valutano le funzioni esecutive, che orchestrano diverse capacità cognitive, come la motivazione, la capacità di pianificazione, l’uso di strategie. Si va a misurare la presenza di perseverazioni, o difficoltà a inibire risposte automatiche.
Durante la valutazione della memoria si valuta l’abilità nell’acquisire, memorizzare e recuperare informazioni. La memoria a lungo termine è il magazzino delle nostre conoscenze. La memoria a breve termine e la memoria di lavoro servono a mantenere per brevi periodi di tempo l’informazione attiva e disponibile. I meccanismi coinvolti nella memoria a breve termine di materiale verbale sono in parte diversi di quelli per materiale visuo-spaziale.
E' utile accertarsi che il paziente non mostri deficit visuo-percettivi o visuo-spaziali, se il paziente trascura completamento l'informazione proveniente dalla metà sinistra dello spazio o la metà sinistra dello stimolo o del suo corpo. Inoltre, a volte una difficoltà a denominare una figura nasconde un'alterata interpretazione dello stimolo se le conoscenze semantiche che lo riguardano sono alterate, o se lo stimolo non viene correttamente percepito. La valutazione, in presenza di certe sedi lesionali include compiti che permettono di misurare la cognizione legata alla sfera delle azioni, come ad esempio l’elaborazione dei gesti, la comprensione dei gesti e la capacità di riproduzione. Si porge infine attenzione alla sfera emotiva, alla cognizione sociale e competenze sociali, e alla qualità della vita. A volte si prosegue con degli approfondimenti in particolari sfere di elaborazione cognitiva.
Se i pazienti sono bambini, utilizziamo delle scale specifiche di valutazione adatte alla loro età, che permettono la misurazione delle sopra menzionate abilità cognitive. I risultati della valutazione neuropsicologica vengono poi messi in relazione con i dati di risonanza magnetica funzionale (fMRI) per valutare la relazione tra modificazioni delle attivazioni cerebrali e disturbi comportamentali.